FACOLTA' DI LETTERE E FILOSOFIA DI AREZZO
Dipartimento di Scienze umane e dell'educazione
Viale Cittadini, 33 - 52100 Arezzo
P.I. 00273530527

PROGETTO CO.R.EM.
COmunicazione, Relazioni, EMozioni.
Ricerca e alta formazione sulle competenze interpersonali e la gestione dei conflitti

 
Master Counseling e formazione relazionale
Master Comunicazione, relazioni e benessere nelle organizzazioni
Corso perfezionamento Comunicazione e
relazioni interpersonali
Dottorato Analisi e risoluzione dei conflitti interpersonali
 
 Direttore: Prof. Enrico Cheli
:: testimonianze

Testimonianze studenti Master

<<(…) Vivo così i miei momenti, uno ad uno. Quando lavoro sono lì, quando guido sono nel traffico, quando cucino o lavo la biancheria sono lì. Adesso che scrivo, mi sento una storia. Ogni cosa la faccio con amore, amore per me. Ho scoperto nuove prospettive, guardare le persone in viso, non evitarle. Non vergognarmi di ciò che provo e penso è una sensazione che mi ravviva, mi fa sentire forte. Rispondere con uno sguardo aperto che vivo come accogliente alle sofferenze altrui, mi differenzia. Mi sento vicina a chi soffre cerco di comprenderne i motivi e il sentire, senza più confondermi con l'altro ed è energizzante scoprire ogni volta come ad un "mi dispiace" ad una semplice frase di comprensione detta con il cuore la persona che mi sta di fronte si senta sollevata e confortata ed acquisti fiducia in me. Scopro così il potere delle parole nell'ascolto dell'altro.>>

Anonimo

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<<(…) Il Corso di Perfezionamento in edizione riservata, durato due mesi circa è stato un viaggio breve ma intenso. Vari esami di psicologia che avevo sostenuto durante il mio percorso universitario mi avevano portato alla conclusione che la psicologia non aveva poi così tanto da insegnarmi e che mi aveva deluso, ero laureata ma non avevo strumenti pratici da poter applicare in un'eventuale lavoro come educatore professionale. Nei due mesi di Corso di Perfezionamento invece ho appreso moltissime nozioni di psicologia utili per la mia formazione teorica e soprattutto pratica. In quel periodo mi sentivo piena di ottimismo, fiducia in me stessa, passione ed attraversavo una fase molto spirituale...
(…) Gabriele La Porta è stato uno dei docenti migliori del corso. Aveva passione, energia, teatralità, piena consapevolezza. La Porta è un grande filosofo, capace di travolgere l'anima di chiunque lo ascolta. Egli parlava di destino, reincarnazione, anima, passioni e peccati capitali attraverso le citazioni (a memoria) di classici come l'Iliade e l'Odissea…
(…) Un' altra lezione rivelatrice è stata quella del Voice Dialogue di Franca Errani. Avevo conosciuto la tecnica ideata dagli Stone grazie all'esame sostenuto con Enrico Cheli e l'avevo trovata interessante e funzionale. Franca Errani, durante le lezioni al Corso di Perfezionamento e successivamente al Master, l'ha approfondita in ogni sua parte ed io ho iniziato un lavoro su di me che tuttora porto avanti per integrare tutte le mie parti. E' un lavoro che non ha mai fine perché i sé sono numerosissimi. Un sé che sto cercando di integrare in questo periodo è il sé di potere, la parte di me che si impone, sa dire di no e sa chiedere. Prima di conoscere il "potere" ero una persona molto buona, che difficilmente sapeva dire di no; anche per rifiutare un invito di gruppo a cena, spesso inventavo scuse (malattia, imprevisti etc.), inoltre se gli altri mi chiedevano di fare qualcosa per loro accorrevo immediatamente, mentre se ero io in difficoltà non chiedevo mai aiuto per paura di un rifiuto e di essere un peso per gli altri. Anche sul lavoro ero molto disponibile e facevo più di quello che mi era richiesto senza chiedere niente in cambio. Il sé di potere rilegato nell'inconscio, rinnegato, ha cominciato ad agire attraverso i sogni…
(…) Il più grande insegnamento che mi hanno lasciato i coniugi Stone è che quando non stiamo bene, siamo tristi o arrabbiati dobbiamo sempre farci due domande:
"Cosa sto facendo che invece non avrei voglia di fare?" oppure:
"Cosa non sto facendo che invece avrei voglia di fare?"
Le lezioni svolte da Enrico Cheli mi hanno aiutata principalmente nel rapporto con il mio corpo (respirazione). Quando penso a Enrico non posso non pensare al tema chiave e cardine di tutto il lavoro esperienziale del Corso di Perfezionamento e del Master: la consapevolezza. Durante le lezioni universitarie il docente ne aveva parlato tante volte ma alla fine del corso ancora non avevo compreso veramente il suo significato e questo perché ancora la consapevolezza non faceva parte di me. Un giorno, durante un'esercitazione al Master è successo qualcosa, ho avuto come un'illuminazione, improvvisamente ho percepito la mia consapevolezza. Ora, a distanza di pochi mesi so individuare facilmente le persone consapevoli e quelle inconsapevoli e so quanto è importante nella crescita personale acquistare piena consapevolezza di sé.
Enrico mi ha anche permesso di fare "la pace" con la mia famiglia. In passato, attraverso lo studio della psicologia ho dedotto quali erano state le mie ferite affettive e i miei traumi; secondo Freud, Bowlby, Jung la colpa era sicuramente di mio padre e mia madre, così il mio odio e rancore verso di loro è cresciuto a dismisura. Con Enrico ho capito che è quasi impossibile non creare una mancanza affettiva a un figlio, seppur piccola, non a caso il mestiere del genitore è ancora considerato il più difficile di tutti; ma soprattutto ho capito che sono quello che sono anche grazie alla sofferenza passata e che se non avessi avuto quei genitori non sarei diventata la persona che sono ora e di cui vado fiera (…)
Come ho accennato sopra grazie alle lezioni di Enrico sono riuscita a migliorare il mio rapporto di coppia, partendo da me stessa. Utile a questo proposito è stata la lezione sull'assertività. Solitamente quando credevo di essere dalla parte della ragione aggredivo il mio partner senza dargli nemmeno il tempo di parlare, questo mio comportamento ci portava immancabilmente a quella che Watzlawich chiama "escalation simmetrica", dove ognuno cerca di affermare il suo punto di vista e nessuno dei due cede. Ora sto imparando a controllarmi e anche quando credo di avere pienamente ragione cerco di ascoltare quello che ha da dire e soprattutto ascolto me stessa perché essere assertivi significa anche saper riconoscere l'emozione che ci pervade e saperla comunicare all'altro consapevolmente. Un giorno lui mi ha chiamata più tardi del solito, io invece di aggredirlo gli ho detto che mi ero sentita abbandonata e trascurata, lui ha cercato di rassicurarmi sul suo amore per me e così abbiamo evitato una discussione. … >>

Daniela Guerrieri

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<<(…) Hal e Sidra Stone…al di là di tutte le riflessioni che le loro parole e la loro esperienza ha indotto in me, al di là di tutte le loro conoscenze che hanno cercato di trasmettere a me e a tutti i presenti credo che ci abbiano lasciato un grande insegnamento: L'UMILTA'.
Avrebbero potuto guardarci dal basso verso l'alto e cercare di mantenere le distanze, avrebbero potuto porsi nella condizione di coloro che era lì per insegnarci, per istruirci, ma loro non hanno fatto niente di tutto questo; come ha detto Sidra, mentre stava spiegando un sogno, SIAMO TUTTI NELLA STESSA BARCA.
Questo è il messaggio che io ho recepito e anche se il mio ego consapevole è solo all'inizio del suo viaggio loro gli hanno sicuramente dato un grande contributo.>>

Edi Salvatori

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<<Tutto inizia un venerdì, forse il 4 aprile del 2003, quando sull'inserto del venerdì di Repubblica leggo un articolo che descrive un corso universitario innovativo e interessante che si tiene ad Arezzo e che riguarda la consapevolezza dei sentimenti e delle emozioni. In quel periodo mi sto separando da mia moglie a causa del superamento dei limiti di sopportazione reciproca alla convivenza e, guarda caso, questo argomento è molto calzante sia per lenire le ferite emozionali del momento sia per colmare la mia quasi totale ignoranza in materia e, quindi, poter evitare in futuro di ricadere nella coazione a ripetere gli stessi errori. (…) Da allora è passato oltre un anno ed oggi apprezzo quel periodo di studio, tutte le altre attività di approfondimento che ho poi intrapreso sono state in qualche modo collegate a questo inizio, il "corso di Arezzo" ha rappresentato per me il seme di qualcosa di nuovo che sta crescendo e che sto ancora vivendo, devo ringraziare il prof. Cheli, la prof. Brachi e tutto il corpo docente per le "cose belle" che ho imparato in quel periodo ed anche tutti i miei colleghi/e di corso per la possibilità che mi hanno dato di crescere e confrontarmi con loro. La mia sensazione è che ad Arezzo tutte le persone abbiano dato il meglio di loro stesse, ogni volta che a fine week end tornavo a Roma mi pareva di vivere un distacco da una vera e propria famiglia. Ad Arezzo so che ho imparato tante cose e so anche che il rischio è di poterne dimenticare molte, la misura dell'efficacia di tutto ciò che ho appreso deriva dal feed-back che oggi ricevo dagli altri, quando mi dicono che sono diventato più morbido e meno scontroso, certo non diventerò mai un esperto di pubbliche relazioni, del resto non era quello il mio scopo, ma sicuramente riesco a gestire meglio il mio "caratteraccio" che oggi non vedo più come un ostacolo granitico e insormontabile, ma invece come una risorsa da rispettare nella sua forma originaria, un'energia positiva da non contrastare ma da utilizzare con le opportune modalità.

Attualmente, dopo poco più di sei mesi di frequenza, mi rendo direttamente conto delle differenze del Master rispetto ai corsi precedenti, il primo richiede una presenza in aula molto superiore nonché applicazione e studio per superare gli esami intermedi e finali.
In breve i punti forti del master per me sono stati:
o Fare degli esperienziali in gruppo ed in coppia: da quando ho iniziato a fare questi esperienziali in cui verifico e correggo il mio modo di comunicare con le altre persone ne verifico i vantaggi anche nella vita di tutti i giorni
o Avere dei riferimenti per poter eventualmente estendere i percorsi formativi ed approfondire determinati argomenti: grazie ai riferimenti dei docenti e degli stessi colleghi ho avuto modo di partecipare a vari corsi "paralleli" molto utili che mi sono sicuramente serviti per il mio percorso di crescita personale.
o Avere una bibliografia di riferimento affidabile: nel senso da costituire una buona base di partenza, e comunque avere lo stimolo a studiare.
o Avere un confronto periodico con un gruppo di riferimento formato da docenti e colleghe/i che condividono molti dei miei stessi interessi.
In breve riferisco anche i punti che per me sono stati deboli o difficili da affrontare:
o L'impegno della frequenza di almeno due week end al mese mi causa molto stress e ansia, in quanto per motivi di lavoro non so mai con anticipo se potrò usufruire di determinati periodi di ferie, ma ho messo in conto le eventuali assenze e perdite di lezioni già quando mi sono iscritto
o Per il primo esame di settembre 2005 la bibliografia richiesta è di 14 libri, corrispondenti a circa 3500 pagine, questo volume di studio effettivamente l'ho trovato abbastanza gravoso, forse perché ho sopravvalutato la possibilità di avere dei periodi liberi di ferie per studiare nonché avere l'energia di studiare durante il limitato tempo libero a disposizione.>>

Lucio Pisapia

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Testimonianze Studenti corsi di perfezionamento e scuola estiva SE.R.EMO.

Tarisha, 32 anni, Milano

Sono Tarisha ho 32 anni, sono impiegata e vivo a Milano. Sono sempre stata attratta dal tema della comunicazione, soprattutto quella interpersonale, forse perché dentro di me ho sempre sofferto per non saper esprimere al meglio i miei sentimenti e le mie emozioni e per non essere sempre stata in grado di relazionarmi in maniera aperta e sincera con gli altri.

Da questo interesse/bisogno è nata la ricerca che mi ha portato dapprima agli studi sociologi e poi alla ricerca spirituale e alla meditazione. Così, fino all’anno scorso, mi ritrovavo con una parte di me istruita sulle teorie della comunicazione ed un’altra parte che aveva fatto l’esperienza di un nuovo modo di essere con me stessa e con gli altri, sicuramente più naturale ed appagante.

Eppure qualcosa ancora mancava… era il collegamento tra queste due parti.

Poi, un giorno, (per caso?), tramite Internet mi arriva la notizia di questo corso sui sentimenti e le emozioni all’Università di Siena. Cerco altre informazioni e quando finalmente arrivo alla pagina del bando il cuore mi batte forte, la pancia si riscalda, la mente aziona mille meccanismi insieme. Capisco che DEVO iscrivermi!

Ed eccomi qui, di nuovo sui banchi di scuola, ma questa volta a vivere un’esperienza nuova, non più solo intellettuale. Per la prima volta sono all’Università e capisco che posso usare anche la mia intelligenza emotiva, per dirla alla Goleman, la mia parte intuitiva e non solo quella razionale.

All’Università respiriamo, ascoltiamo le lezioni teoriche ma passiamo anche subito alla pratica…su noi stessi, proprio come nei campi di meditazione. Le teorie sociologiche e psicologiche finalmente non sono più elucubrazioni di scienziati da studiare e saper ripetere a memoria. Diventano la base scientifica per la sperimentazione sul campo, da subito, su se stessi.

E funziona davvero!

Riceviamo gli strumenti per imparare ad osservare quello che accade dentro di noi quotidianamente nelle nostre relazioni, e all’improvviso, quando meno te lo aspetti, arriva una comprensione, un’intuizione, forse il primo passo per capirsi meglio, per conoscersi più in profondità.

Il corso è alla portata di tutti. Nelle pause c’è il tempo per conoscere meglio i compagni e scopro che abbiamo i background più diversi: ci sono medici, infermieri, psicologi, educatori, assistenti sociali e semplici curiosi come me (tra cui persino un ingegnere!), tutti animati dallo stesso spirito di ricerca, dalla stessa sete di verità, dalla volontà di introdurre nella propria vita e in quella degli altri un nuovo modo di relazionarsi.

E la curiosità invece di essere appagata aumenta perché l’approccio è interdisciplinare e i metodi e i modelli presentati sono diversi, a testimonianza del fatto che non esiste un unico punto di vista ma tutti possono essere ugualmente validi. Ad ognuno la libertà di scegliere quale approfondire in base alle proprie attitudini personali.

E’ difficile, professor Cheli, dire cosa ho apprezzato di più in tutto il corso, se le sue illuminanti lezioni sulle relazioni di coppia o i tuffi nell’anima con Gabriele La Porta o le interessantissime scoperte sulla relazione corpo-mente-emozione di Nitamo Montecucco...

Sicuramente rimane la sensazione in generale di aver partecipato a qualcosa di estremamente innovativo, di aver ricevuto e di poter coltivare il seme di una nuova cultura: l’olismo di cui tanto si parla ma che in pochi veramente sanno promuovere e trasferire come Lei.

Insomma, Professore, quando si ricomincia?

* * *

B. F. 

L’iscrizione e la frequentazione al corso hanno per me voluto dire in primo luogo ciò che Pirandello chiama “uno strappo nel cielo di carta”: è l’eterno dissidio tra ciò che dobbiamo essere (la maschera) – impostaci dagli altri - e ciò che siamo veramente. Si, venire ad Arezzo, ascoltare le lezioni, conoscere storie di vita nuove, porsi domande ha significato - senza dubbio alcuno - aprire una finestra sul proprio IO.”

CONTINUA


Testimonianze da corsi e seminari tenuti dal Prof. Enrico Cheli

Viaggio nella consapevolezza (S.B.)
Dal precedente corso di sociologia, fatto con un altro docente, avevo appreso che quello che ogni uomo fa è in gran parte il frutto di un condizionamento sociale, di una maschera-corazza che fin dall'infanzia abbiamo indossato. Il problema è che fino ad oggi sono stata inconsapevole di questa realtà credendo di essere autentica almeno per il 90%. Scoprire invece che lo sono solo per il 10% è stata la molla che mi ha fatto arrivare fin qui.

Obiettivo: ricercare un "rapporto più vero, profondo, soddisfacente con se stessi e con gli altri al fine di sviluppare aree inesplorate del nostro essere e trarre da esse nutrimento e senso". E come realizzare tutto questo? Non certo sui libri e sulle esperienze degli altri, ... ma con un cammino inverso: partire dalla nostra esperienza per arrivare alle teorie. Ma quale esperienza? Come riconoscerla? Come analizzarla?

E' qui che si è dovuta inserire la figura di un conduttore in grado di guidare il gruppo nell'esplorazione interiore, nella meditazione e nel riconoscimento del proprio SE'. Per fare questo abbiamo imparato (o almeno iniziato, il cammino è ancora lungo) ad individuare e poi abbattere le credenze, gli schemi, i pregiudizi che ci impediscono di sentire noi stessi e gli altri come siamo realmente. La nostra consapevolezza è in gran parte offuscata da veli culturali che ce la programmano. Solo attraverso una maggiore responsabilità potremo cambiare. Solo attraverso una maggiore coscienza di quello che realmente siamo, potremo abbattere i veli dell'apparenza e come dice Eva Pierrakos, non fermarsi al sé ideale, ma scavare fino al sé profondo.

Il primo impatto mi ha trovato molto prevenuta nei riguardi di ciò che stavamo per affrontare. Poi mi sono detta: perché non mi lascio andare, tanto non ho nulla da perdere, tutt'al più avrò da acquistare!...

E' strano scoprire che con poco si può avere molto, che con un po' di riflessione e di meditazione si riesce a stare meglio. La nostra vita è presa così tanto dal "tran tran" di tutti i giorni che momenti di riflessione su noi stessi, i momenti di autoconsapevolezza sono rarissimi. Ritagliarsi invece ogni tanto qualche attimo di confessione con noi stessi potrebbe fare più di una medicina!

Il primo imbarazzo l'ho incontrato subito nel fare gli esercizi di respirazione e movimento che aprivano ogni lezione; gli altri ragazzi, che per me erano quasi sconosciuti, mi facevano arrossire (e soprattutto la presenza del prof.). Lo scopo di tali esercizi, sosteneva il docente, era duplice: riossigenarsi e riattivarsi dopo essere stati a lungo seduti durante le lezioni precedenti e soprattutto esercitare l'autoconsapevolezza iniziando dal proprio corpo, la porta da cui è più facile iniziare a "guardarsi dentro".

L'altra difficoltà è stata nel riuscire a dire a voce alta quello che provavo, condividere con gli altri una cosa così personale come il mio sentire. Parlare in pubblico mi provoca sempre una certa timidezza, timidezza che io cerco comunque di superare; è come un traguardo da scavalcare ogni volta...

Abbattuto anche questo secondo ostacolo (dopo circa 3-4 lezioni) i "lavori" sono proseguiti nella maniera più RILASSANTE e LEGGERA possibile. Ogni esercizio ha avuto una funzione diversa. Uno dei più significativi è stato per me quello della "passeggiata per la riconciliazione. Riflettere all'aria aperta sui rimorsi e i rimpianti che ancora mi pesavano e poi benedire, benedire e benedire è stato uno scaricamento totale di tutto quello che si era accumulato nel corso della settimana. Dico "tutto" perché il risultato è stato superiore a quello desiderato: in quel momento io stavo bene da tutto, non solo dai rimorsi. Ricordo infatti che dopo mi recai in centro perché c'era una manifestazione di solidarietà per i malati di AIDS; quella sera mi sentivo un'altra persona. Stavo bene con me stessa e ciò si ripercuoteva anche sugli altri. Primo dicembre 1994: giornata indimenticabile!...

Riuscire a destreggiare la consapevolezza può essere un esercizio veramente benefico. Pensiamo a quando ci sentiamo male, quando ci fa male un dente, lo stomaco, la testa, ecc. Il dolore che noi proviamo è spesso triplicato dalla nostra incapacità di manovrare la consapevolezza. Attraverso la consapevolezza opportunamente focalizzata anche il dolore può essere in molti casi superato o alleviato, come ho potuto sperimentare nel corso di un esercizio apposito in cui  ognuno di noi ha cercato, ad occhi chiusi, di individuare un dolore o una tensione che in quel momento lo infastidiva. Una volta individuato il dolore abbiamo, prima, focalizzato al massimo l'attenzione su quel punto, e quindi, dopo qualche decina di secondi, ci siamo come "distaccati" mentalmente da quella percezione, semplicemente desiderando di dissolverla e immaginando come di "spengere" un interruttore. Beh, ha funzionato! Non sempre alla rappresentazione segue la realizzazione, ma l'esercizio aiuta e prima o poi porterà a risultati soddisfacenti.

La consapevolezza, se lasciata libera, si espande indefinitamente, vola verso mondi infiniti che ci provocano sensazioni reali e piacevoli. La sera, prima di addormentarmi, la mia mente spazia il reale e a volte anche l'irreale. Va a concludere quello che non sono riuscita a concludere io, va a rattoppare le gaffes fatte con gli amici, ecc. In questi momenti io rivivo il mio passato, sento quello che ho provato 1-2-3 anni fa: il mio cuore batte più forte, rallenta, trema, la mia bocca sorride, intristisce, commenta...

E' bello sapere che c'è una parte di noi che può arrivare dove il corpo non può. Vivere queste emozioni fa bene a tutta la persona. Il "trauma" sopraggiunge quando la nostra volontà deve andare a riprendere quei frammenti di noi che sono ormai lontani, che vivono altre realtà. Per fare questo dobbiamo veramente fare un processo attivo e di costruzione, mentre il processo inverso, l'espansione, avviene liberamente e passivamente. Se è la mente che ci contrae è la mente che può liberarci dalle continue costruzioni che tutto il sistema socio-culturale ci obbliga a seguire e obbedire.

Non è peccato permettere alla nostra consapevolezza di farci stare meglio!

Il nostro gruppo è riuscito a creare un campo di consapevolezza in cui ciascuno si impegna a star bene per sé e per gli altri. Questo campo era talvolta così forte che quando, durante un esercizio, io mi sono trovata ad occhi chiusi al centro del cerchio mi sentivo addirittura comprimere dalla presenza degli altri che mi si avvicinavano quasi fino a toccarmi. Nel momento di massima vicinanza però mi sentivo più forte e più potente. Era come se un fluido energetico attraversasse il mio corpo e passasse dalle mie mani alle mani degli altri per poi tornare di nuovo a me. Ero una-tutto, tutto-una; le mani quasi non esistevano più, le mie mani erano le mani di ognuno degli altri. Io ero in loro e loro in me. Eravamo una forza alla ennesima potenza.

Il distacco da loro mi ha creato un momentaneo smarrimento (e solitudine) che poi si è dileguato nel momento in cui mi sono riconcentrata su me stessa e mi sono detta "io sono qui". In questi momenti ogni sensazione è chiara e decifrabile, tutto il corpo è sotto controllo, nulla mi sfugge; ogni parola che esce dalle mie labbra arriva dal profondo, si compone grazie al mio contatto con l'interno, contatto che è recuperabile ogni volta che lo desidero con la semplice chiusura delle palpebre. Perfino il guardarsi negli occhi non è più imbarazzante, perché ognuno condivide quello che ha costruito con e per mezzo degli altri. Lo sguardo va oltre l'apparenza. In questi momenti siamo delle persone vere, autentiche. Perché dunque vergognarsi?!!

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L'ossessione di sbagliare (P. R.)
Già dai primi giorni, l'incontro con il professore mi ha subito fatto capire che le sue lezioni non sono da paragonare a quelle che tradizionalmente gli altri insegnanti svolgono; il suo comportamento e soprattutto il suo modo di guardarci, era completamente diverso, come se ci stesse studiando e come se volesse comunicarci la sua tranquillità.

Ero angosciata da questo, che credo di aver compreso soltanto adesso, e mi guardavo intorno per vedere se anche gli altri avevano il punto interrogativo sopra la testa come nei fumetti... Lui non stava facendo lezione seguendo i suoi appunti, che avrebbe dovuto prepararsi a casa: ogni volta l'argomento della lezione era un'incognita e poteva provenire da qualsiasi spunto o riferimento "casuale". Questo suo modo di fare non era facile da capire, soprattutto perché l'interrogativo che mi sorgeva e che non riuscivo a placare era sempre il solito: "Cosa vuole che facciamo?". Questo "dover fare qualcosa" era tremendo, perché io non volevo fare proprio nulla e soprattutto sapevo per abitudine che, in qualità di studente, dovevo e potevo semplicemente ascoltare. In realtà si trattava soltanto di chiudere gli occhi e ascoltare i messaggi che il nostro corpo ci comunicava, messaggi che per abitudine non vengono percepiti, si fa in modo che rimangano nascosti per paura di comprenderne il significato da noi stessi rimosso. E' stata un'esperienza davvero importante: per la prima volta "ho sentito" e ho smesso di pensare. Ho impiegato diverso tempo per riuscirci e tutt'ora ho bisogno di una situazione adeguata per potermi rilassare, ma quando ci riesco sento di essere in comunicazione con me stessa e talvolta sono in grado di comprendere il significato dell'ansia o della tranquillità che ho dentro.

Le lezioni si sono fatte sempre più interessanti ed io sentivo di corrispondere alle descrizioni che l'insegnante poneva sull'individuo alla ricerca della sicurezza in ogni ambito, sia esso familiare o sconosciuto, sull'individuo timoroso di affrontare qualsiasi cosa senza aver prima steso un intero programma di comportamento per evitare le conseguenze di uno sbaglio irreparabile.

Non ho accettato da subito l'idea che questo mio modo di fare seguisse in realtà la strada più difficile e piena di ostacoli, perché quella per me era la normalità, quella per me era la vita.

Si è poi arrivati ad analizzare il concetto di "sbaglio", per me una vera ossessione, e molte convinzioni, molti pensieri che mi erano tassativamente entrati in testa come codici morali rigorosi, immutabili, sono crollati o quanto meno si sono alleggeriti di un peso particolarmente incombente. Ho incominciato a riflettere su alcuni concetti che si fanno sempre più presenti e incisivi ogni qual volta mi trovo di fronte ad un problema. E' certo che il mio "cambiamento" non è avvenuto in una sola volta e tra l'altro non si è assolutamente completato, ma credo comunque che tentare di applicare un ragionamento diverso e soprattutto tentare di intravedere strade diverse che possono portarmi alla risoluzione, sia decisamente un passo avanti. La mia vecchia abitudine è quella di avere, prima di agire, la assoluta sicurezza che una determinata azione sia quella più giusta, quella che mi farà tenere tutto sotto controllo in ogni momento, in ogni attimo; e se disgraziatamente qualcosa non va come avrebbe dovuto, ecco che l'intero mondo mi cade addosso e mi considero la sola colpevole di tutto.

Da quando frequento il corso, mi sono resa conto di quanto il mio comportamento assume delle modalità d'espressione diverse a seconda dell'ambiente in cui mi trovo, talvolta fino a mostrare l'esatto contrario di quello che in realtà sono. E la cosa peggiore è che non mi piaccio mai, c'è sempre qualcosa che mi avverte che sto sbagliando e inevitabilmente cado nel disagio e nell'imbarazzo più assurdi.

E' stato divertente proporre gli esercizi che ho imparato ai miei familiari e al mio ragazzo: mentre spiegavo loro cosa intendessi fare, dalle loro espressioni sembrava che ascoltassero dei veri e propri spropositi. Mio padre non ha voluto assolutamente avere a che fare con qualcosa che non conosceva - queste sono state le sue parole - e mia madre aveva da riordinare il salotto. L'unico che si è voluto "buttare" è stato il mio ragazzo, anche se inizialmente era solo spinto dalla curiosità. Il primo esercizio non è riuscito a farlo perché stare ad occhi chiusi mentre io lo guardavo e gli parlavo lo faceva sentire a disagio. Gli ho proposto quindi di farlo prima di addormentarsi anche perché da tempo aveva difficoltà a dormire. Il giorno seguente mi ha raccontato che non si ricordava nulla di quanto fosse successo, ma che ad ogni modo, è stato in grado di procurargli tranquillità e benessere. Sono rimasta contenta di questo, perché anche se forse è ancora molto scettico, sono stata in grado di farlo dormire serenamente.

In questi giorni facciamo spesso questi esercizi insieme e la cosa più bella che è emersa è che anche la semplicità del tenere la mano dell'altro acquista un valore e fa scaturire un "sentire dentro" che spiegarlo è davvero difficile. Più che sentire un qualcosa dentro di me, riuscivo a sentire ciò che stava nascendo dentro di lui: è una sensazione di calore incredibile, un calore intenso, ma bellissimo.

Stimolata da alcuni concetti esposti dal prof. ho cercato anche di "mettermi alla prova" e di vedere di persona che cosa succede uscendo da certi schemi precostituiti di comportamento. L'occasione per tale verifica si è presentata quando, un giorno, sono andata dal dottore e nella sala d'attesa, che tra l'altro è piuttosto grande, c'erano soltanto tre persone sedute distanti l'una dall'altra. Sono entrata, li ho salutati, li ho guardati per qualche secondo e - contrariamente a quanto avrei fatto normalmente - mi sono seduta proprio accanto ad uno di loro. Sono stata osservata lungo e il signore che avevo accanto si sentiva, ed era molto evidente, in imbarazzo: si è soffiato il naso, si guardava le unghie, si è spolverato le scarpe. Evidentemente non sapeva cos'altro fare, quindi si è alzato e si è seduto in un altra sedia. Mi sono alzata anch'io andando verso il bagno; tutti e tre erano silenziosi, ma quando ho chiuso la porta hanno incominciato a bisbigliare animatamente e quel signore era arrabbiato con i giovani di oggi troppo esuberanti. Sono tornata e mi sono seduta accanto ad una signora più tranquilla: ha resistito un po', dopodiché si è alzata ed è rimasta in piedi tutto il tempo aspettando il suo turno.

Oltre a mettermi alla prova ho anche osservato le reazioni delle altre persone: è sufficiente cambiare una virgola del nostro comportamento, che inevitabilmente si modifica anche quello degli altri.

E' stato importante per me riuscire a comprendere queste cose, perché significa che posso ottenere da me e da gli altri, ciò che più è in grado di farmi sentire sicura e tranquilla. Sento che molti aspetti del mio carattere si stanno modificando e soprattutto sento che sto per avventurarmi nel labirinto di me stessa che, se prima era del tutto sconosciuto, adesso mi offre l'opportunità di aprire più porte, talvolta con paura, ma quella paura guardata positivamente che è in grado di farmi crescere.

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Dalla teoria alla pratica (C. S.)
Fino ad ora ho seguito vari corsi con insegnanti diversi, ma nessuno di essi, al di là di nozioni, mi ha saputo dare suggerimenti utili per la vita pratica di tutti i giorni. Seguendo questo corso ho avuto invece la possibilità di vedere sotto una nuova luce molte cose alle quali non davo grande importanza, che ritenevo usuali e di conseguenza banali, senza significato, comprese quelle che fanno parte di me e del mio "ESSERE".

Una delle prime cose che ho "scoperto" durante questo corso è la bellezza e la serenità che provo nel "sentirmi dentro", nell'entrare a diretto contatto con il mio corpo, con le mie sensazioni, con il mio sentire ogni più piccola cosa che fa parte di me. Non l'avevo mai fatto prima di allora, non mi ero mai soffermata ad ascoltare il mio respiro, a sentire realmente il mio corpo in movimento, le mie emozioni, tutto veniva fatto per abitudine, perché è una cosa consueta.

Adesso però che conosco queste nuove dimensioni, spesso mi viene spontaneo dare un senso a ciò che faccio e apprezzare, trovare un lato positivo ad ogni situazione. Con questo non voglio dire che ho già in mano le "chiavi" della felicità; tutt'altro. Mi sono resa conto che la strada da percorrere è lunga e piuttosto difficile ma la cosa fondamentale è che grazie a queste lezioni, ho potuto prendere consapevolezza che esistono vie diverse per ognuno di noi e con varie possibilità di scelta ed io ho intenzione di trovare la mia, adesso che so di essere ancora in tempo per farlo.

Essere felice è una cosa che piace a tutti, ma ho capito un concetto importantissimo: non saremo mai in grado di raggiunge tale felicità finché la cerchiamo al di fuori di noi stessi. Io fino ad oggi mi sono comportata proprio così, cercando sempre conferma dagli altri, cercando di essere quella che gli altri si aspettavano, spesso nascondendo i miei pensieri, le mie paure, le mie ansie, a volte anche le mie gioie per il timore di non essere capita, credendo di poterle superare semplicemente facendo finta che non esistessero, ma in realtà creavo dentro di me un gran senso di vuoto. Tutto questo senza rendermene conto. Solo adesso posso dire che è così perché ho avuto la possibilità di verificarlo durante il seminario. Lei, professore, ha parlato a lungo di questi argomenti, ed io mi sono accorta di essere così simile a queste descrizioni, che spesso me ne sentivo pienamente coinvolta e ho avuto l'impressione che stesse parlando proprio di me. Ecco perché, nel momento in cui mi ha messo a disposizione dei mezzi per riuscire a superare questi vuoti, mi sono sentita sollevata e ho intravisto uno spiraglio di luce. Ho capito che il mio desiderio più grande in questo momento è uscire fuori da questo labirinto che io stessa mi sono creata e sconfiggere quel muro che mi impedisce di lasciarmi andare a nuove emozioni o che mi porta ad accoglierle con l'ansia e la paura che un giorno siano causa di nuove sofferenze.

Fino ad ora non conoscevo nessun modo per riuscire a fare questo, ma ora che ho in mano le "carte giuste per poter vincere la partita" voglio giocarle in tutto e per tutto. Non pretendo di farlo da un giorno all'altro, non ci riuscirei, ma con il tempo sono convinta che potrei raggiungere questo traguardo.

Certo, ogni passo in avanti sarà inutile se prima non imparo ad amarmi e ad accettarmi per quella che sono. Fino ad oggi non sono mai stata capace di farlo, ho sempre invidiato tutti, anche sconosciuti che vedo per caso per strada; sono sempre riuscita a trovare negli altri qualcosa che io non ho o almeno credevo di non avere. Non ho mai fatto un passo avanti senza prima avere il permesso di coloro ai quali voglio bene per il timore di deluderli, di perdere il loro affetto, restando con quel senso vuoto e sperando che tanto l'avrei presto superato. Invece piano piano mi sono chiusa in me stessa e spesso mi sono odiata ritenendomi colpevole di tutto ciò che accadeva intorno a me. Solo ora capisco che le cose non stanno così, che forse sì, sono colpevole ma di aver "permesso" agli altri di vivere la vita al posto mio, di dipendere sempre da qualcuno, di intimorirmi e di farmi credere che il mondo è solo pericoloso e brutto, che tutto va calcolato, pensato nei minimi dettagli.

Non ho più voglia di sentirmi in colpa e di pensare di essere in errore su ogni cosa che mi propongo di fare, soprattutto se a me piace. Ho bisogno di voltare pagina e andare alla ricerca di ciò che mi fa star bene prima di tutto con me stessa, che mi dà soddisfazione, che mi aiuta a crescere. Basta col seguire i percorsi degli altri, che forse mi sembrano più sicuri, ma che in fondo non "appartengono" a me e non mi fanno sentire realizzata.

Ci sono alcune frasi dette da lei, professore, che mi hanno colpita in modo particolare e che ho deciso di utilizzare per iniziare a costruire la mia nuova "mappa", e cioè che "conoscere se stessi significa non confrontarsi con gli altri ma trovare la propria unicità" e che "ognuno di noi ha in sé la propria bellezza: si tratta solo di prenderne consapevolezza ed esprimerla".

Io desidero trovarle entrambe: unicità e bellezza.

Uno dei modi possibili per farlo è attraverso gli esercizi imparati durante il seminario. Uno in particolare mi mette in sintonia molto facilmente con me stessa, mi fa sentire libera, unica, mi lascia "assaporare" con dolcezza ogni minimo gesto del mio corpo, ed è quella del sorriso interiore, un sorriso "speciale", consapevole, che allontana dalla mia mente ogni brutto pensiero. E' l'unico esercizio che sono riuscita a portare anche all'esterno, nel senso che ho provato a farlo nel giardino di casa mia in un momento di tranquillità e mi sono sentita in comunicazione con tutto ciò che mi circondava, piante, uccelli, dei quali ho colto ogni piccolo movimento e suono. Sono sensazioni bellissime che mi rilassano tantissimo e che mi fanno sentire viva.

Come ho già detto, non sarà facile almeno per me, superare le paure che mi porto dietro da molto tempo, perché sono tante e purtroppo ben rafforzate. Per esempio, non sono riuscita a intervenire e a condividere i miei pensieri con gli altri durante le lezioni, nonostante a volte avessi avuto voglia di farlo, ma il timore di essere derisa, giudicata, criticata, di fare brutta figura era troppo grande, i battiti del mio cuore aumentavano enormemente e mi sentivo a disagio.

Questa è solo una delle mie tante paure, sicuramente una delle più facili da superare, per cui il cammino è davvero lungo. Comunque c'è una grossa differenza rispetto a prima: ora sono consapevole che questi timori esistono in me e che ho la possibilità di superarli in qualunque momento, non evitandoli ma affrontandoli. Questa è un'altra cosa importante di cui ho preso atto durante il corso e che condivido pienamente anche se finora non ho mai voluto ammetterlo. Il mio modo di agire di fronte alle mie paure era di rimandare alla volta successiva senza accorgermi che in realtà non facevo altro che rafforzarle ancora di più.

Non so se sono riuscita a dare un immagine sufficentemente chiara del mio modo "sbagliato" di vivere fino ad oggi. Non è facile esprimere certi stati d'animo con le parole e inoltre, non lo faccio quasi mai, non ci riesco ma credo di aver dato un'idea di quanto sia stato importante ed utile per me questo seminario.

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